malinverno








E-MAIL

fabiolubrano@gmail.com

categorie

ciro
dialoghi e considerazioni
malomodo
racconti
romanzo
sentite sullautobus

commenti

utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....
utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....
utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....
malinverno in UN PINGUININO IN TV....
utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....
malinverno in UN PINGUININO IN TV....
Ubikindred in UN PINGUININO IN TV....
utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....
malinverno in UN PINGUININO IN TV....
utente anonimo in UN PINGUININO IN TV....

links

Alkanette
Bruno Lubrano
Ciro Blog
Classici della natura
Coolpiffero
I bradipi insonni
I pinguini e i cammelli
Losambosmundos
Malomodo
Matteo B. Bianchi
Nonsolopene
Pensieri di carta
Stillpoint
Ubikindred
VelvetyScarlet
Viridian
Zazie

archivio

oggi
ottobre 2009
settembre 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
--- 2008 ---
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
--- 2006 ---
ottobre 2006
settembre 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
--- 2005 ---
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
--- 2004 ---
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
luglio 2004
giugno 2004
lunedì, 19 ottobre 2009

copertina_malinvernoUN PINGUININO IN TV...

Martedì 20 ottobre sono stato ospite della trasmissione televisiva Pomeriggio Italia in onda su Canale Italia dalle ore 13 alle 15.

Non so perché lo faccio, ma qui c'è il filmato. 
malinverno alle 14:52 in: romanzo
commenti: commenti (30)(popup) | commenti (30)
mercoledì, 14 ottobre 2009

AUGURI, VECCHIO MIO!


Ti accorgi che stai invecchiando quando tua madre ti chiede quanti anni compi.
E quando soprattutto, dopo averglielo detto, la senti sospirare.
malinverno alle 11:47 in:
commenti: (popup) |
lunedì, 12 ottobre 2009

malinverno alle 13:53 in:
commenti: (popup) |
martedì, 29 settembre 2009

IL PIU' BEL GOAL INVOLONTARIO DELLA MIA VITA.



Quando avevo nove anni e giocavo come ala destra nei pulcini del Don Orione, mi capitò di realizzare una rete straordinaria. Mi trovavo poco oltre la linea di centrocampo quando il mediano della mia squadra mi passò la palla. Fu un passaggio lievemente sbagliato, troppo lungo, più vicino al terzino sinistro che mi marcava che a me.

Non ci pensai due volte: corsi il più velocemente possibile e calciai il pallone con tutta la forza che avevo. Il pallone partì con una violenza impensabile per un bambino di nove anni e scavalcò il portiere, insaccandosi appena sotto la traversa. Si sentì un boato terrificante dalle tribune dei genitori, che applaudivano e urlavano. Guardai il mio allenatore, che mi osservava con occhi increduli. I miei compagni, che mi corsero incontro felici e sbalorditi. L'arbitro, che mi fece un sorriso. Il terzino sinistro, che guardava per terra con aria colpevole. La porta, dove il pallone rotolava ancora nella rete. Tornai indietro verso la mia metà campo, senza esultare. Avevo segnato un goal incredibile.

Ecco, questa è la versione che potrei raccontare ai miei nipoti.
Perché le cose non andarono esattamente così. Nel senso, quel goal lo feci davvero. Solo che non me ne accorsi. Il fatto è che non volevo tirare in porta da metà campo. A dirla tutta, non volevo proprio colpire il pallone. Insomma, la verità è che volevo tirare un calcio fortissimo a quello stronzo di terzino sinistro. 
Era più alto di me, più robusto. E più smaliziato. Fino a quel momento non ero riuscito a toccare un solo pallone. Ogni volta che il mediano mi passava palla, il terzino sinsistro arrivava in anticipo mettendo in pratica tutta quella serie di trucchetti disonesti che però non erano abbastanza disonesti da diventare fallosi. Il braccio largo per tenermi lontano, l'anca tra me e la palla per impedirmi di giocare, qualche colpetto sui polpacci per sbilanciarmi.
Lo odiavo. Nella mia concezione pura e idealista, a calcio si giocava ad armi pari, se sei più bravo non mi fai toccare palla, se sei meno bravo, ti supero. Con i piedi però, non con comportamenti non etici.
Così quando il mio mediano fece quel passaggio sbagliato capì subito che non ci sarei mai arrivato. Lo stronzo avrebbe allargato il braccio e il pallone non lo avrei neanche sfiorato. In un millesimo di secondo maturai la decisione, la frustrazione sarebbe sfociata in rivolta.  

Non ci pensai due volte: corsi il più velocemente possibile e mirai agli stinchi del terzino sinistro con tutta la forza che avevo. Poi mi girai e tornai indietro, verso la mia panchina, sicuro dell'espulsione.
Sentii un boato terrificante dalle tribune dei genitori, che applaudivano e urlavano (applaudivano?!). Guardai il mio allenatore, che mi osservava con occhi increduli (in effetti, non era stato un bel gesto, il mio). Guardai i miei compagni, che mi correvano incontro felici e sbalorditi (va bene che il terzino era uno stronzo, ma che i mei compagni addirittura festeggiassero mi pareva eccessivo). Guardai l'arbitro, che mi fece un sorriso (un sorriso?! Rappresentava l'autorità, lui era il custode delle regole, e mi sorrideva dopo che avevo tirato un calcio violentissimo a un avversario, sebbene stronzo?). Guardai il terzino sinistro, che guardava per terra con aria colpevole (le gambe erano ancora intere, qualcosa iniziava a non tornarmi). Infine guardai la porta, dove il pallone rotolava ancora nella rete.
Tornai indietro verso la mia metà campo, senza esultare. Volevo spaccare una gamba a un avversario e non solo non ci ero riuscito, ma avevo invece segnato un goal incredibile.

Questa è la versione che potrei raccontare ai miei nipoti, ma quando saranno più grandi.
Non mi è mai tornata questa faccenda che nelle mie intenzioni c'era un gesto violento e sbagliato e nel risultato avevo fatto un goal da cineteca. Chissà, forse era proprio per quello, avevo realizzato una cosa bellissima ma solo perché non ero stato capace di realizzarne una orrenda.
Che il bene alla fin fine sia solo l'incapacità di compiere il male? Un'incapacità intesa non come rifiuto, ma letteralmente come inettitudine? Avevo sempre pensato che le persone non sono buone o cattive, sono solo quello che scelgono di essere. Adesso viene fuori che le persone sono buone solo perché non sono capaci di mirare alle gambe di terzini stronzissimi?
No, è un pensiero che rifiuterei anche se fosse vero.
Però, se la cosa fosse pilotabile potrebbe essere la svolta.
Se si riuscisse a incanalare tutta la rabbia e la cattiveria che inevitabilmente ci abitano in un gesto meraviglioso e volontario, forse avremmo risolto qualsiasi problema. Il male genererebbe il bene, la rabbia si trasformerebbe in meraviglia, e i terzini disonesti resterebbero per sempre a guardare per terra con aria giustamente colpevole.
malinverno alle 12:35 in:
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 24 settembre 2009

UN TRANQUILLO WEEK-END DI PAURA.



Locandina

Venerdì 25 settembre suonerò con il mio gruppo, i Malomodo, al Bar Magenta di Milano (via Carducci 13 - ore 22.00). Qui uno dei brani previsto in scaletta registrato in sala prove.
     
 

Domenica 27 settembre, ore 18 presso il Cubo (via Moscova 28), sarò ospite di Absolute Beginners, un appuntamento dedicato alla narrativa d'esordio. Ci sarà un incontro con quattro scrittori pubblicati da poco (Marco Lazzarotto, Luigi Carrino, Susanna Bissoli ed io) ed un incontro con i rispettivi editori (Instar, Meridiano Zero, Terre di Mezzo e Zandegù). Tra i due incontri, aperitivo-buffet e chiacchiere con i partecipanti.

malinverno alle 13:17 in:
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
giovedì, 10 settembre 2009

INDIETRO VELOCE.


Ultimamente più che ascoltare le canzoni per intero mi piace concentrarmi su singoli passaggi.
Il passaggio di snodo, specialmente. Tutte le canzoni (quelle belle intendo) hanno uno snodo: è quel momento immediatamente precedente al passaggio in cui la canzone va a toccare le nostre corde più sensibili. Non le tocca ancora, le illumina, quasi ad avvisarci che sta per farlo.
Con il lettore mp3 vado avanti veloce per arrivare allo snodo il prima possibile.
Poi mi accorgo che se vado alla canzone successiva e uso l'indietro veloce faccio molto prima.
Strano, era lo stesso con i cd, l'indietro veloce è più veloce dell'avanti veloce.
Anche con le cassette era la stessa cosa, a pensarci bene.
E pure i vinili, il gesto di portare indietro la puntina del giradischi era molto più semplice ed immediato che portarla avanti.
Chissà se esiste una legge universale che dimostri che l'indietro veloce è sempre più rapido dell'avanti veloce.
Perché anche nella vita è così, lettori mp3 - lettori cd - cassette - vinili, non sono che una bella metafora: i rapidi progressi che facciamo sono sempre infinitamente più lenti della velocità con cui siamo capaci di fare centomila passi indietro in poche falcate.
Vado avanti e indietro veloce per stabilire l'esatto rapporto, di quanto l'indietro veloce è più veloce?
Finchè, a furia di identificare un rapporto numerico alla metafora, la batteria del lettore mp3 si scarica.
Che è pure quella una fantastica metafora: a forza di sperimengare, ipotizzare, teorizzare, finiscono le energie per andare a velocità normale, a vivere.
Poi per fortuna mi si scarica anche la batteria delle metafore e me ne posso andare a dormire.

malinverno alle 11:16 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, 28 luglio 2009

A PARTE LE OTARIE.


Qualche giorno fa stavo pranzando seduto a un tavolino all'aperto di un bar quando a un certo punto mi sento osservato dal basso. Guardo giù. Un cocker cicciotto e tremolante mi guarda con due occhi
dolcissimi da animale vecchietto. Guarda me, e decisamente con più interesse, il mio panino.

Credo che non esista cosa più tenera dello sguardo di un animale da vecchietto. Quello sguardo da sotto in su, lievemente velato dagli anni, nel cui fondo scorgi la confusione, la stanchezza ma anche la precisione e la naturalezza con cui rimangono loro stessi. Tutti gli animali, quando diventano vecchietti hanno quello sguardo lì.

(A parte le otarie, che anche da vecchie conservano quegli occhi finto dolci e finto ingenui intanto che tentano di sbranare un pinguino).

Nello sguardo di un animale da vecchietto esplode esponenzialmente la loro natura buona, il loro essere innocenti, la loro naturale incapacità di concepire il male, nemmeno quello ricevuto. E' una forma di bontà che si fonda sul fatto di essere al di là della bontà, come se essere oltre il bene e il male fosse l'unico modo, per tutti gli esseri viventi, per potere essere buoni. E gli animali lo sono. Tutti gli animali.

(A parte le otarie, il cui comportamento è veramente insopportabile: un pinguino se ne sta lì, bello beato, a meno quindici gradi, con le spalle al mare, pensando che sì, avrà pure rinunciato a volare, se non sott'acqua, e vivrà pure nel posto più freddo del mondo, ma almeno lì se ne sta bello tranquillo, chi lo ammazza più, quand'ecco che alle sue spalle compare un'otaria e se lo sbrana).

Gli animali da vecchietti fanno cose buffe, e molto dolci. Un gatto di un'amica si ricordava che quando gli scappava doveva andare nella lettiera, il problema è che quando stava per entrarci si dimenticava di cosa ci era andato a fare. Rimaneva così, metà dentro con la testa e metà fuori con il resto, e la faceva per terra. Il cane di un amico, invece, era talmente stanco che sebbene non avesse più voglia di uscire, quando lo vedeva prendere il guinzaglio si alzava a fatica, conscio dei propri doveri, e lo seguiva con l'espressione che significava: l'ultima cosa che ho voglia di fare è uscire, ma questo qui lo dovrò pur portar fuori a fare due passi. Ecco, nello sguardo di un animale da vecchietto si accentua l'espressione della loro lealtà. Perché sono leali gli animali. Tutti gli animali.

(A parte le otarie, che attaccano sempre di spalle. Vigliacche. Prova a catturare in pinguino di fronte, quello sembra tanto goffo e tanto tontolone, ma poi vedi che ti fa un culo così).

E così mi è venuto naturale pensare a come saranno i miei gatti da vecchi, che non riusciranno più a saltare sul divano e quando li prenderò su mi guarderanno con quegli occhi un po' presbiti e mi è venuto un tale magone che avrei avuto voglia di averli lì con me per abbracciarli. Ogni tanto mi succede, mi vengono queste botte di senso di protezione che i miei gatti annusano già qualche secondo prima, e cercano la via di fuga più breve per evitarmi. Quando poi riesco a prenderli stanno lì, pazienti e rassegnati, che guardano per aria come a dire: dio dei gatti, di cosa mi stai punendo? quando finiscono queste disgustose smancerie, o dio dei gatti e di tutti gli animali a parte le otarie che non ne ho mai vista una neanche in foto ma così ad intuito mi stanno già sulle palle?
Allora li lascio stare, perché è giusto rispettare le loro inclinazioni. Con gli animali è giusto avere un rapporto ad armi pari. Per esempio, con il maschio, Zico, giochiamo ai bottoni. Lui è fatto a bottoni, tutti nascosti sotto al pelo: ce n'è uno segreto tra guancia e orecchio che se schiacciato con la giusta pressione lo fa sbadigliare; poi ce n'è poco sopra la coda, che schiacciato con qualunque pressione gli fa inarcare la schiena; un altro si trova a tre quarti di schiena, ma leggermente spostato sul fianco, che se schiacciato ti fa perdere una mano. E' così, ad armi pari. Anche con il linguaggio: cerchiamo di comprenderci reciprocamente ripetendo e modulando i rispettivi suoni. I miei gatti per esempio hanno mediato a mio uso e consumo il miagolio da scatoletta nuova che quella è stata all'aria già da due minuti e non è più buona, il miagolio da grattino sotto il muso, grazie e il miagolio da giochiamo che tu mi insegui e io scappo sotto al letto con una coda grande come uno scaldabagno? Io invece ho mediato per loro l' espressione scendi subito dalla ringhiera!, l'espressione ti ho appena dato una scatoletta, è ancora buona, scordati che te ne do un'altra e l'espressione ecco qui la scatoletta nuova. Sempre ad armi pari.
Perché gli animali si rapportano sempre ad armi pari. Tutti gli animali.

(A parte le otarie, perché che patti vuoi fare con un'otaria? Con la seconda creatura più fastidiosa esistente in natura, la zanzara, lo puoi ancora fare: visto che tu, dopo avermi bevuto il sangue poi mi ronzi anche nelle orecchie per sfottere, e sembra proprio che non ne puoi fare a meno, allora io, se riesco ad ucciderti, dopo, niente sensi di colpa, è perfettamente inutile che agonizzi teatralmente sul pavimento per commuovermi. Ecco, con la zanzara c'è un patto. Cosa vuoi dire ad un'otaria? Se mi attacchi di fronte e vinci, smetto di ribellarmi così ti stanchi di meno, se invece perdi, dimenticati di me? Lei ti guarda con quegli insopportabili occhioni finto dolci e finto ingenui, ti fa sì sì con la testa, tu ti giri soddisfatto per l'accordo e lei ti sbrana).

E con questo cocker vecchietto, che patto posso fare? Ti do un pezzo del mio panino e tu la smetti di guardarmi con quegli occhi lì che mi sto trasformando in un budino?
No?
Nel senso che lo vuoi tutto?
E va bene. E' tuo.
Perché gli animali invecchiano pure, ma i tonni come me continuano a riconoscerli a chilometri di distanza.
malinverno alle 16:02 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (10)(popup) | commenti (10)
mercoledì, 08 luglio 2009

SENTITA SULL'AUTOBUS(16).

"Essere diplomatici porta agli stessi esiti che non esserlo.
Solo, ci mette molto più tempo."
malinverno alle 10:21 in: sentite sullautobus
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 23 giugno 2009

QUI FRA LE COSE PIU' CARE.


Max Pezzali con quartetto d'archi è come se un pinguino venisse a citofonarmi per avvisare che l'Udinese ha appena vinto la Champions League con doppietta di Paola Cortellesi che esulta esponendo una maglietta con scritto "malinverno scrivimi un monologo teatrale" e nel frattempo nevica tantissimo.


malinverno alle 11:37 in:
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 12 giugno 2009

SENTITA SULL'AUTOBUS(15).
Nonno e nipote.

"E certo, nessuno parla più con me perché ormai sono diventato il vecchio rimbambito sordo che tanto non sente niente..."
"Dai, nonno, non è così..."
"Eh?!"
malinverno alle 15:06 in: sentite sullautobus
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 05 giugno 2009

L'INIZIO: LA FINE


Ho questo ricordo, di noi.
Siamo in un luna park, con i nostri amici. E' una serata di metà autunno e le giostre, l'ottovolante e gli autoscontri intorno a noi stanno gareggiando a chi è l'emblema più rappresentativo della malinconia. Stiamo osservando un'attrazione molto poco rassicurante. E' una specie di tarantola epilettica che si agita a scatti velocissimi e insensati, scuotendo in tutte le direzioni le zampe al cui interno ci sono dei seggiolini, e sopra, incredibilmente, delle persone che urlano terrorizzate.
"Lo facciamo?" mi chiedi tu, entusiasta.
In quel momento la tarantola si capovolge. Rimane sulla schiena per mezzo minuto, poi con uno scatto improvviso si rimette dritta.
"Andiamo," mi dici. Vi dirigete tutti verso la biglietteria.
Io rimango immobile, a fissare la tarantola.
Ti volti a guardarmi. Mi sorridi ma nel tuo sguardo c'è la determinazione a farmi salire sulla tarantola con te.
"Andate pure voi, io vi aspetto qui," dico cercando di risultare convincente.
"Vi guardo," aggiungo, come se davvero trovassi piacevole l'idea di rimanere da solo a guardarvi urlare terrorizzati. Ti avvicini, cerchi di tirarmi per un braccio, rinunci.
"Guardo con te," mi dici. Poi mi guardi la fronte e scoppi a ridere. Siamo appena usciti dal labirinto a vetri. So per certo che in quel luna park puliscono i vetri una volta alla settimana, e che l'hanno fatto quel pomeriggio. Ne sono uscito con la fronte paonazza, con voi che eravate già fuori ad aspettarmi. Appena mi avete visto siete scoppiati a ridere. "Ero già così prima di entrare," ho tentato di difendermi. Non sono risultato credibile.
"Almeno l'ottovolante lo facciamo?" mi chiedi mentre la tarantola entra in crisi.
"Solo sotto anestesia," rispondo, "totale."
"E va be... Cosa vuoi fare allora?"
Un po' mi vergogno a dirtelo, ma neanche tanto.
"Il brucamela."
La tua reazione è un misto di rassegnazione e divertimento.
"Va bene, allora mentre gli altri si divertono noi andiamo sul brucamela."
"No dai, aspettiamo che scendano, poi tu fai l'ottovolante con loro e io vado sul brucamela."
"..."
"Mi piace andare sul brucamela da solo, davvero," aggiungo.
"..."
"E' così da sempre."
Scoppi a ridere. Mi prendi per mano e ci avviciniamo alla biglietteria. Ti racconto che sono affezionato al brucamela perché era l'unico gioco che facevo con mio padre quando ero piccolo. Tu mi fai notare che è la prima volta che ti parlo di mio padre. E mentre siamo a bordo del bruco a pascolare tra le mele io penso che non so descrivere cosa trovo nel tuo sguardo, ma ogni volta che lo incrocio ho la certezza di poter essere felice anch'io.
Ed è davvero strano, come ricordo.
Perché non solo questo episodio non è mai avvenuto.
Ma non ho nemmeno la più pallida idea di chi tu sia.
malinverno alle 16:42 in:
commenti: commenti (8)(popup) | commenti (8)
lunedì, 18 maggio 2009

LINGUAGGI.


Dal Corriere.it: "Il sub italiano Simone Arrigoni ha battuto il record mondiale di apnea dinamica con la spinta dei delfini, il «foot push» - si chiama così perché i delfini spingono l'uomo poggiando il muso sulle sue piante dei piedi. «Lavorare con questi mammiferi è un’esperienza fantastica - spiega Arrigoni - mi sconvolge la loro capacità di capire gesti e toni vocali."

Con tutta la simpatia per Simone Arrigoni (non ce l'ho con lui ma con l'inconsapevole superbia che abbiamo in genere verso gli animali) in questa affermazione c'è qualcosa che non mi torna.

Io essere umano, cioè l'animale più intelligente del pianeta, faccio a te animale i complimenti perché riesci a comprendere il mio linguaggio. Il corollario è che io essere umano, cioè sempre l'animale più intelligente del pianeta, non riesco a comprendere il tuo che in quanto animale meno intelligente dovrebbe essere molto più semplice.

In altre parole: tu (stupido) comprendi un linguaggio (complesso) e io (intelligente) non riesco a comprendere il tuo (semplice).

Continua Arrigoni: «Quando si arriva alla curva, quando per me aumenta l’impegno fisico per la virata, li sento scambiarsi informazioni sottacqua per prendere bene la virata».

Sicuro che si scambiano proprio informazioni?

malinverno alle 17:45 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, 28 aprile 2009

LA GARZANTINA DEGLI SCRITTORI INVENTATI.


ENCICLOPEDIA
E' uscito un libro al quale ho avuto il piacere (e soprattutto il divertimento) di collaborare.
E' una sorta di Garzantina di scrittori rigorosamente inventati, curata da Giancarlo Marino e Aldo Putignano per la casa editrice Boopen.



Homo Scrivens
Enciclopedia degli scrittori inesistenti
a cura di Giancarlo Marino e Aldo Putignano
Napoli 2009, 280 pp., 14 euro
(Boopen Led)



Quanti scrittori vi siete persi per il solo fatto che non esistevano!

Una gigantesca opera d’immaginazione collettiva: oltre 250 schede di scrittori che non sono mai esistiti e opere che nessuno può aver letto, ad opera di cento autori provenienti da ogni parte d’Italia. Una teoria di personaggi più o meno verosimili, che attraversano epoche e culture, da Adamo ai robot scrittori del futuro, dai popoli dell’antichità al medioevo cristiano, dal romanticismo alle avanguardie: racconti essenziali, vite difficili o divertenti, solenni o grottesche, accompagnate da improbabili movimenti letterari, riviste mai date alla stampa, opere d’incerta origine o classificazione, premi e riconoscimenti letterari.

Perché tutto quel è stato scritto è certamente importante, ma anche quel che non è stato scritto ha un valore, per il contributo di conoscenza e originalità che avrebbe potuto apportare, per renderci manifesto tutto quel che manca e darci l’opportunità di rimediare.

Altre informazioni sul libro e Homo Scrivens:

www.homoscrivens.it
www.boopen.it
malinverno alle 10:55 in:
commenti: commenti (popup) | commenti
giovedì, 16 aprile 2009

NIENTE TUTE PER GLI ORSI.



pinguino_tuta"Un pinguino che stava morendo di freddo è stato salvato grazie a un cappottino fatto apposta per lui. È successo in America al vecchio Pierre, un pinguino di 25 anni che - a causa della vecchiaia - in alcune zone del corpo aveva perso a tal punto lo strato di piume termiche che si vedeva la nuda pelle. Con la conseguenza che - letteralmente - moriva di freddo.
Privo dei grassi tipici dei mammiferi marini - l'uccello stava morendo perchè incapace di isolare il corpo dalle basse temperature del Pacifico. Gli scienziati e i biologi marini dell'Academy of Sciences di San Francisco sono accorsi in suo aiuto: dopo averlo visitato hanno pensato che l'unico sistema per salvarlo era fargli un cappottino su misura. E così hanno fatto. Si sono rivolti a una ditta specializzata nella fabbricazione di attrezzature da sub e a Pierre il pinguino è stata tagliata una muta su misura. Dopo sei settimane hanno riferito che l'esperimento ha avuto esito positivo. Pierre, che si stava lasciando morire, ha ripreso a mangiare, è cresciuto di peso ed è tornato a tuffarsi e a nuotare insieme agli altri pinguini del gruppo."


tartaruga_tuta"Una tartaruga Allison, ospite del Sea Turtle Inc., è tornata a nuotare con una sola pinna grazie ad una speciale protesi. Allison è un esemplare di 5 anni arrivato nel 2005 al centro Sea Turtle Inc. con poche possibilità di sopravvivenza, dopo essere stato attaccato da uno squalo. Nell'attacco, Allison ha perso una pinna. In poco tempo, la tartaruga è entrata nel cuore delle persone che lavorano nel centro texano. Una di loro, il 21enne Tom Wilson, ha ideato una speciale tuta che ha permesso ad Allison di tornare a nuotare come una volta, invece di muoversi disegnando solo dei cerchi anti-orari in acqua. La protesi della pinna inserita nella tuta è collegata all'animale grazie a un impianto d'osso dentale creato dal Dr. Sudarat Kiat-Amnuay."

Mi vengono in mente un milione di considerazioni.

Oltre naturalmente a quanto siano metaforiche quelle tute, mi viene da pensare a
quanto alcuni uomini sappiano essere cattivi ed ignoranti con gli animali, e a quanto altri uomini sappiano e scelgano di usare la conoscenza e la bontà per aiutarli. Forse il punto è proprio questo: il genere umano non esiste, esistono solo le persone.

Vi invito a firmare la petizione della LIPU contro la vergognosa proposta di legge del senatore Franco Orsi sulla caccia. E' qui: http://www.lipu.it/tu_petizione_cacciaselvaggia.htm

malinverno alle 10:56 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (popup) | commenti
martedì, 31 marzo 2009

ALTAN.

altan
malinverno alle 15:57 in:
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
mercoledì, 18 marzo 2009

I PASSANTI CHE NON SI SPOSTANO.
(Umilissimissimissimo omaggio a Giorgio Gaber)


Quello non si sposta, sono pronto a scommettere che quello è uno che non si sposta.
Esterno giorno, Milano, sul marciapiede più stretto d’Europa cammino felice e spensierato quando in lontananza, di fronte e me, improvvisamente appare: il passante che non si sposta. Si possono riconoscere a prima vista: andatura tronfia, occupazione completa del marciapiede e sguardo indefinito nel cui cono visivo è compresa l’intera città. Tranne te.

Un tempo, quando si camminava per strada e si incrociava un passante ci si lanciava una rapida occhiata che voleva significare: amico passante, ti guardo non perché ho intenzioni cattive, infatti appena anche tu guarderai me distoglierò subito lo sguardo per rassicurarti, ma per segnalarti che ho registrato la tua presenza e non appena calpesteremo lo stesso palmo di marciapiede io mi farò leggermente di lato, per agevolare il tuo passaggio, e tu farai lo stesso, in modo da poter proseguire il nostro percorso con il minimo disagio per entrambi. Be’, forse non si diceva esattamente così, ma quel che conta è che ci si spostava. Tutti e due. Oggi le città sono divise in due categorie: i passanti che non si spostano, e i passanti che camminano di profilo.

Le città sono come le persone che vedi da anni tutti i giorni, non ti accorgi dei cambiamenti. Fino a che una sera, all’improvviso, rivedi una foto di tanti anni prima e dici: scusa, ma di preciso, quand’è stato che hai perso contemporaneamente tutti i capelli?
Le strade, uguale. A un certo punto, all’improvviso, ti ritrovi a dover camminare di profilo e ti chiedi: ma di preciso, quando è successo?
Non si sa, non lo sa nessuno, sta di fatto che hanno conquistato Milano, i maledetti, giorno dopo giorno, marciapiede dopo marciapiede si sono impadroniti delle strade costringendo noi sopravvissuti, ultimi esemplari superstiti della specie delle persone gentili a camminare di profilo.
Ma questa volta no.
Oggi, io non mi sposto.

Che poi i passanti che non si spostano mica si limitano a camminare per strada, no, quelli devono esercitare il loro egocentrismo ovunque, sugli autobus, dove si piazzano davanti alle porte senza che debbano scendere, oppure nei cinema dove giocano per tutto il film con la carta delle caramelle, o sui treni, dove si infilano nelle orecchie la più grave sciagura dei tempi moderni: le cuffiette da cinque euro.
Le cuffiette da cinque euro hanno una tecnologia avanzatissima che prevede che la musica si possa sentire soltanto dall’esterno. Anche loro, non la riescono a sentire direttamente dall’auricolare, sentono la musica provenire da fuori, ma avendo quei tappi inutili nelle orecchie, tra tutti sono quelli che sul treno sentono di meno.
E allora devono alzare il volume…
Poi ci sono quelli che ti si siedono di fianco e allargano le gambe così tanto che ti devi ranicchiare contro al finestrino come una mosca spiaccicata... ma poi, cosa credi di avere in mezzo alle gambe per stare così, un lavandino?
O al ristorante, i passanti che non si spostano al ristorante si trasformano nei vicini di tavolo che biascicano. 

Ecco, di rumori fastidiosi ce n’è tanti: c’è il rumore del rubinetto che sgocciola la notte, c’è il rumore del gessetto sulla lavagna, il rumore della musica che esce dalle cuffiette a cinque euro. Ma il rumore più fastidioso in natura è quello di una bocca aperta che mastica.
E i biascicatori lo sanno.
Lo sanno benissimo e in realtà da fastidio anche a loro, ma sopportano in silenzio pensando che agli altri darà ancora più fastidio. Tu sei lì tranquillo che mangi quando dal tavolo vicino arrivano dei rumori tremendi, che ti sembra di pranzare con un puma al tavolo di fianco. Una volta in pizzeria ho visto due biascicatori seduti a due tavoli vicini. All'inizio si scostavano un po’ infastiditi, poi ognuno ha iniziato a biascicare più rumorosamente dell'altro finché, poco prima di arrivare a sputarsi nel piatto e a ruttarsi reciprocamente in faccia è arrivato il cameriere con il conto. Dovrebbero fare una legge che vieti di biascicare nei luoghi pubblici.
I biascicatori di caramelle, poi, li dovrebbero arrestare. A loro le caramelle neanche piacciano, le comprano solo quando sanno che c’è qualcuno nelle vicinanze.
Il rumore della caramella biascicata… 
Il rumore della caramella fatta scivolare sui denti…
Lo schiocco della lingua sul palato…
Che poi non serve a niente, lo schiocco della lingua sul palato, non asciuga la saliva, non aiuta la caramella a sciogliersi, è ovvio che è solo un gesto di pura arroganza.
No, peggio dei biascicatori di caramelle, c’è un'altra categoria, ancora poco numerosa ma purtroppo stanno crescendo: quelli che biascicano senza avere niente in bocca.
Li murerei vivi.
Biascicano a prescindere. E mica si preoccupano di fingere di avere qualcosa in bocca, no, loro biascicano e ti spiano con la coda dell'occhio. Se notano che la cosa ti è indifferente diventano isterici. Aumentano la frequenza degli schiocchi come invasati ma se tu riesci a resistere e fingi indifferenza quelli, sconfitti, scendono dall'autobus e salgono su quello dopo. Ma se invece vedono che la cosa ti da fastidio, allora negli occhi compare un brillìo, e giocano come il gatto con il topo.

Non distraiamoci. Il passante che non si sposta sta avanzando. Ormai non manca molto. Guarda un po’ come cammina, l’arrogante. Fa finta di non essersi accorto di me, ma se ne è accorto e come, e mi ha già catalogato come un passante che si fa di lato. Non lo sa che da questo preciso momento, a cominciare proprio da lui, inizia la ribellione. Passanti che non si spostano, tremate! Folle di passanti che si fanno di lato si stanno riversando per le strade, per riprendersele, e per catturare i passanti che non si spostano e condurli - col sorriso - nei centri di rieducazione dove gli verrà re-insegnato ad accorgersi degli altri. Paura eh?

Ecco, ci siamo, siamo a pochissimi metri, è arrivato il momento, non mi sposto, non mi sposto, non mi sposto...

Mi ha guardato, per un brevissimo istante, e quello sguardo l'ho riconosciuto, era lo sguardo da amico passante, ti guardo non perché ho intenzioni cattive, infatti appena anche tu guarderai me eccetera eccetera e anch'io l'ho guardato con quello sguardo lì da amico passante so che non hai intenzioni cattive eccetera eccetera e ci siamo fatti di lato. Tutti e due. E siamo passati.

Poi ci siamo fermati.

Ci siamo voltati.
E ci siamo fatti un piccolissimo sorriso.

Come ai bei vecchi tempi in cui c'erano ancora gli altri.

malinverno alle 10:43 in: racconti
commenti: commenti (9)(popup) | commenti (9)
mercoledì, 04 marzo 2009

PAURA DI VOLARE.


"Ah, ma buongiorno! Anche lei va in città?"
"Buongiorno! Sì... mi toccano delle commissioni..."
"Ma non l'avevo mai incontrata qui sul pullman!"
"Non me lo dica, odio prendere i mezzi, ma ho la macchina dal meccanico e quindi..."
"Pensi che a me invece piace tantissimo, mi metto qui, guardo fuori dal finestrino, faccio due chiacchiere..."
"Sbaglio o l'autista ha qualche problema con i freni?"
"Sì, in effetti sembra anche a me... Senta, ha passato bene le vacanze?"
"Mah, insomma...forse era meglio se non partivo affatto..."
"Come mai?"
"Be', vede, sono andato con i miei nipoti... Certo che il pullman sta prendendo un po' troppa velocità..."
"Vero? Tra poco c'è un tornante... Non si trova bene con i suoi nipoti?"
"Certo, certo che mi trovo bene, anzi, li adoro..."
"Però?"
"Però, insomma, io per vacanza intendo un periodo di riposo assoluto, invece con i bambini intorno... sbaglio o stiamo per precipitare?"
"Sì pare anche a me, quindi non si è divertito?"
"No, non molto. Quanto crede che sia profondo?"
"Il precipizio? Non lo so, ma credo abbastanza. Ma mi dica, lei è mai stato a Parigi?"
"Sì una volta... ma da giovane."
"Lo immaginavo, non ce la fa a fare la curva... le è piaciuta? Sa, ci devo andare il mese prossimo..."
"Parigi è bellissima, sono passati tanti anni ma me la ricordo come se ci fossi stato ieri... Ecco, stiamo precipitando..."
"Speriamo che piaccia anche a me, è la prima volta che prendo un aereo e spero ne valga la pena.. sa, ho sempre avuto paura degli aer..."
malinverno alle 13:11 in: racconti
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
giovedì, 19 febbraio 2009

IL PAESE E' REALE.



Che poi dove vuoi che andiamo, con una classe politica così dove dobbiamo andare, si fanno le leggi per evitare i processi, si aumentano gli stipendi, cambiano i regolamenti per andare in pensione dopo venti minuti di legislatura e poi mettono il bavaglio all'informazione perché non se ne parli.
Che poi anche i giornalisti, alla fin fine, il bavaglio è anche inutile, tanto non parlano, venduti, corrotti, codardi, pavidi, se no poi gli tolgono i finanziamenti di stato, dimmi te se devo pagare io le copie che stampano e che non vendono e i soldi non li deve tirar fuori l'imprenditore di quei giornali.
Che poi gli imprenditori, bella roba pure loro, fanno gli imprenditori non con i loro soldi, ma con quelli degli altri, con i soldi delle banche che si fanno fare il piano anti crisi dai politici e i giornalisti non dicono niente e ai sindacati delle banche va tutto bene.
Che poi i sindacati, che schifo di venduti, fanno tanto i battaglieri e poi firmano sempre e alla fin fine viene fuori che sono tutti amici, e hanno un sacco di soldi, e possono licenziare senza giusta causa, loro, e non si sanno mai i loro bilanci, e i fondi pensione si devono vergognare, che i fondi pensione facevano comodo a tutti, ai politici, ai giornalisti, alle banche e ai sindacati.
Che poi allora sai cosa vi dico, vaffanculo vi dico, vaffanculo politici, vaffanculo giornalisti, vaffanculo imprenditori, vaffanculo sindacati, vaffanculo una multa. Mi hanno dato la multa. Ho lasciato la macchina qui solo dieci minuti e mi hanno dato la multa. Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo, sentiamo lo zio.
"Zio? Ciao sono io... Tutto bene, sì, senti... ho preso una multa davanti al negozio...eh, l'ho messa nel posto per gli invalidi, ma dieci minuti, non di più, cazzo per dieci minuti... senti, lo so che sei in pensione, ma non è che al comando dei vigili c'è ancora qualche tuo amico... grazie zio, se hai bisogno dei biglietti per la partita te li tengo da parte."
malinverno alle 15:58 in: racconti
commenti: commenti (4)(popup) | commenti (4)
venerdì, 13 febbraio 2009

L'ETICA DEI PINGUINI.


La natura ha donato ai pinguini una goccia di commovente follia.
Li ha spinti a vivere nel punto più freddo del mondo per essere sicuri che nessuno li andasse a importunare ed è addirittura riuscita a convincerli che per sopravvivere al freddo potevano benissimo rinunciare a volare, potevano sempre farlo sott'acqua, che è anzi molto più divertente. Ma soprattutto gli ha insegnato che potevano sovvertire le comuni leggi della sopravvivenza con una strategia diversa: l'etica. 

Nel momento più freddo dell'anno, nel luogo più freddo del mondo, i pinguini imperatore covano ognuno il proprio uovo alla rassicurante temperatura di sessanta gradi sotto zero, in mezzo a piacevoli bufere di neve e nella comoda posizione con le zampette sollevate e camminando sui talloni, con l'uovo protetto in una piega della pancia.

Per sopravvivere al freddo si stringono gli uni contro gli altri, in una serie di cerchi concentrici comunicanti, più o meno una spirale che viene percorsa lentamente da tutti e in modo che tutti, a turno, si trovino nel punto più caldo della formazione.
Se così non fosse e valessero le banali leggi della natura, solo i pinguini più forti e i più astuti riuscirebbero a trovarsi nel centro della spirale, ma così facendo gli altri morirebbero facendo diminuire il calore complessivo e a quel punto le possibilità di sopravvivere si azzererebbero anche per i pinguini più forti e più astuti.  
L'unica soluzione possibile è che ogni singolo pinguino sopravvive se e solo se anche anche gli altri pinguini sopravvivono.
L'unica strategia di sopravvivenza possibile è anche quella più etica.

Immaginate cosa succederebbe se la natura, invece della goccia di follia, avesse instillato sciaguratamente una goccia di psicologia umana. Immaginate poi cosa succederebbe se quella goccia di psicologia umana fosse per di più italiana.
Ecco che spunterebbe l'immancabile pinguino furbo che cerca di rimanere nel punto più caldo un po' più a lungo degli altri, fingendo di aver male a una zampa, o sostenendo di non riuscire più a ricordare dove ha messo l'uovo.
Poi arriverebbe il pinguino arrogante che sgomitando guadagnerebbe il centro e lì si pianterebbe sui talloni con l'aria di dire: 'questo posto è mio perché l'ho visto prima io, qualcuno vuole provare a spostarmi se ha coraggio?'
Ma ecco il pinguino subdolo, che argomenterebbe che lui è più grosso degli altri e produce più calore, quindi ha diritto a stare nel mezzo più tempo degli altri, e intanto che spiega, dimostra e teorizza, in effetti riuscirebbe a rimanerci più a lungo.
Poi però arriverebbe il pinguino che ha studiato, e insomma lui ha faticato, quindi gli spetta più calore.
Nel frattempo i pinguini più esterni, non accedendo al calore, morirebbero.
E diminuirebbe il calore complessivo.
E allora il pinguino furbo, l'arrogante, il subdolo e quello che ha studiato, litigherebbero ancora di più, perché vorrebbero rimanere ancora più a lungo nel centro della spirale.
E i pinguini più esterni morirebbero.
E diminuirebbe il calore complessivo.
Alla fine rimarrebbero solo il pinguino furbo, l'arrogante, il subdolo e quello che ha studiato.
Litigherebbero ancora pochi minuti, poi morirebbero anche loro.

Fortunatamente la natura ha esentato i pinguini di gocce umane e gli ha dato la possibilità di sperimentare l'etica come rivoluzionaria strategia evolutiva. Ognuno sopravvive se tutti sopravvivono, ognuno può beneficiare della ricchezza solo se tutti vi possono accedere, ognuno è in grado di produrre ricchezza solo se ne può beneficiare.
Spesso penso che mi piacerebbe farmi adottare da una comunità di pinguini e chiedergli se posso entrare a far parte della spirale.
Giuro che faccio la fila. 
malinverno alle 12:21 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (9)(popup) | commenti (9)
giovedì, 05 febbraio 2009

PREGHIERA.

Rassegnati, lo so che nei tuoi piani era previsto che ci arrivassimo da soli, ma non ci arriviamo, ci hai dato il libero arbitrio e chi parla per te se lo è fatto riconsegnare, riprenditi quest'anima che avevi già chiamato ma che ci ostiniamo a tenere inchiodata alle nostre miserie. Ti prego, fai tu quel gesto di umanità che noi uomini facciamo finta di non saper fare.
malinverno alle 17:24 in: dialoghi e considerazioni
commenti: (popup) |
lunedì, 02 febbraio 2009

copertina_malinvernoMALINVERNO SU BOOKSWEB.TV E SU GRAZIA

Su Booksweb.tv, nel canale Bookspeople, programma Libri in un minuto, il mio editore Marianna Martino parla di Malinverno nell’intervista realizzata alla fiera di Roma Più libri più liberi: è qui.

Questa settimana sono ospite del blog di Grazia: presenterò alcuni racconti già pubblicati qui tempo addietro ma che sono curioso di riproporre. Speriamo bene!
malinverno alle 17:21 in: romanzo
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 23 gennaio 2009

copertina_malinvernoMALINVERNO SU PULP.

Alla lista sempre più lunga di ringraziamenti aggiungo Teo Lorini che sul numero di Pulp in edicola ha scritto una bella recensione di Malinverno: eccola qui.



malinverno alle 10:58 in: romanzo
commenti: commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 04 gennaio 2009

UN PINGUININO A MILANO.

milanoIl pinguinino è ancora emozionato e commosso per la bellissima serata di ieri. Mi prega di fargli da portavoce e ringraziare tutti - ma proprio tutti - coloro che hanno partecipato. Le persone a cui vuole bene erano lì con lui e chi non ha potuto esserci fisicamente lo ha fatto con messaggi, telefonate, expecto patronum, telepatia. E poi c'erano persone viste per la prima volta ma che lo guardavano con occhi così buoni, che poi uno capisce perché poi il pinguinino si commuove. Mi prega infine di dare un'affettuosa pinnata a Ubik e Viridian  che hanno impeccabilmente letto brani di malinverno e a  Matteo B. Bianchi e  Marianna Martino, senza i quali starebbe ancora nel cassetto e non saprebbe quanto affetto può viaggiare attraverso un libro. Adesso però la smetto perché mi sto commovendo anch'io.


malinverno alle 16:31 in: romanzo
commenti: commenti (7)(popup) | commenti (7)
sabato, 13 dicembre 2008

UN PINGUININO A VIALFRE' (TORINO).

Vialfrè

 

 Qui la piantina. 

malinverno alle 18:42 in: romanzo
commenti: commenti (10)(popup) | commenti (10)
mercoledì, 03 dicembre 2008

ALMENO VOI NELL'UNIVERSO.

eelst«Abbiamo ricevuto il vostro invito alla cerimonia per la consegna dell’attestato di Benemerenza civica in data 7 dicembre 2008. Desideriamo in primo luogo ringraziare chi ha proposto il nostro nome. Vi comunichiamo altresì che non intendiamo accettare la Benemerenza, poichè siamo in disaccordo con la vostra decisione di non assegnare l’Ambrogino d’Oro a Enzo Biagi e la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano, come riportato dai principali organi di stampa».

Elio e le storie tese.

malinverno alle 13:53 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
lunedì, 24 novembre 2008

copertina_malinvernoMALINVERNO SU ROCKERILLA.

Sul numero di Rockerilla in edicola c'è una recensione di Malinverno a firma Enzo Rammairone. Il pinguinino è lì che si chiede se è più rock morire di indigestione da crill o sbranato da un'otaria durante un concerto. Inutile spiegargli che è molto più trasgressivo morire di vecchiaia nel proprio letto: ha appena notato che i tetti sono imbiancati di neve e non mi ascolta più.

malinverno alle 11:26 in: romanzo
commenti: commenti (3)(popup) | commenti (3)
sabato, 15 novembre 2008

copertina_malinvernoMALINVERNO SU RADIO DEEJAY.

Questa mattina, nel corso del programma Megajay condotto da Laura Antonini su Radio Deejay si è parlato di Maliverno. Laura Antonini ne parla anche nel suo blog. Grazie! 

malinverno alle 15:31 in: romanzo
commenti: commenti (2)(popup) | commenti (2)
venerdì, 14 novembre 2008

copertina_malinvernoMALINVERNO SU LORIS MAG.

Sul magazine personale di Loris R. c'è una bella recensione di Malinverno.
E' bella anche, o forse soprattutto, nell'esprime delle perplessità sul contenuto "morale" del finale. Io e il pinguinino ci rifletteremo molto. Grazie! 

malinverno alle 16:05 in: romanzo
commenti: commenti (6)(popup) | commenti (6)
sabato, 08 novembre 2008

UN PINGUININO A BOLOGNA.

advt_300x250

 

malinverno alle 19:12 in: romanzo
commenti: commenti (14)(popup) | commenti (14)
giovedì, 06 novembre 2008

FORZA PANINO.


Il Presidente del Consiglio se n'è appena uscito con questa battura: Obama è bello, giovane e abbronzato.
Ho letto la notizia con un sorriso colmo di tenerezza: era dai tempi delle medie che non sentivo fare questa battuta. Che nostalgia.
In America hanno Obama e noi abbiamo un uomo che è rimasto alla tapparella abbassata, ai rutti con l'aranciata, alle battute che non fanno ridere e al parapiglia scatta il gioco della bottiglia. Se cambia nome al partito, da Forza Italia a Forza Panino, quasi quasi lo voto anche.  

malinverno alle 16:54 in: dialoghi e considerazioni
commenti: commenti (5)(popup) | commenti (5)
1 2 3 4 5 6
successiva ›
ultima »
Layout designed by Pannasmontata | distributed by PST & NST | blog powered by Splinder
Splinder logo
ultimi post | tag | utenti online | foto | video | audio
crea il tuo blog gratis su Splinder | scopri il nuovo cinema.it